Coniuga i verbi fra parentesi scegliendo tra i seguenti tempi dell’indicativo: passato prossimo, imperfetto, trapassato prossimo; condizionale: presente e passato; congiuntivo: presente, imperfetto e passato. (I)

Esercizio di riempimento.

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Qualche mese fa mi (trovare) a passeggiare per New York quando (vedere) da lontano un tizio che (conoscere -io) benissimo, e che stava venendo verso di me. Il guaio era che non mi ricordavo dove l’ (conoscere-io) e come si (chiamare-lui). È una di quelle sensazioni che si provano specie quando in una città straniera s’incontra qualcuno conosciuto in patria, o viceversa. Una faccia fuori posto crea confusione. E tuttavia quel viso mi era così familiare che certamente dovevo fermarmi, salutare, conversare... Magari lui mi (dire-lui) subito: “Caro Umberto, come stai?” e persino: “Hai fatto quella cosa che mi (dire-tu)? E io non (sapere) che pesce pigliare. Fingere di non vederlo? Troppo tardi, lui (stare) ancora guardando dalla parte della strada, ma stava giusto volgendo il suo sguardo nella mia direzione. Tanto valeva prendere l’iniziativa, salutare e poi cercare di riconoscerlo dalla voce, dalle prime battutte.

(essere-noi) ormai a due passi, (stare) per aprirmi a un vasto sorriso, tendergli la mano, quando di colpo l’ (riconoscere). Era Anthony Quinn. Naturalmente, mai ci (incontrarsi). In millesimo di secondi (fare-io) in tempo a frenare, e gli (passare) accanto con lo sguardo perduto nel vuoto. Poi (riflettere-io) sull’incidente e (pensare) che (essere) normalissimo. Già un’altra volta (scorgere-io) Charlton Heston e (avere) l’impulso di salutarlo. Questi volti popolano la nostra memoria [...], ci (diventare) familiari come quelli dei nostri parenti, e anche di più. [...].